OnePlus T5 è stato presentato poche settimane fa a New York il 5T, l’impostazione generale ed il  look richiamano il predecessore, ma due aspetti trasformano radicalmente l’esperienza d’uso: il display allungato dalle cornici ridotte ed una doppia fotocamera priva di zoom ottico ma pensata per comportarsi meglio in condizioni di luce difficili.

Dal punto di vista dell’aspetto esteriore il telefono è quasi ineccepibile, OnePlus 5T è uno smartphone ingombrante che spesso va usato con due mani, ma è anche un dispositivo che, nonostante la scivolosità che obbliga all’uso di una cover, risulta comunque comodo da tenere.

Il look è molto simile a quello di OnePlus 5 e ricorda vagamente iPhone 7 plus, il profilo è però più filiforme e in corrispondenza dei bordi della scocca si assottiglia ulteriormente, risultando snello ma al contempo robusto., il corpo in alluminio è piacevole al tatto e i tasti fisici e gli ingressi per audio e dati sono realizzati con cura.

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OnePlus 5T vanta un display OPTIC AMOLED da 1080×2160 pixel e 6,01″ di diagonale che cambia parzialmente il modo di usare il telefono, i vantaggi sono gli stessi relativi a tutti i pannelli con lo stesso rapporto di forma, dalla schermata home del sistema operativo ai videogiochi, passando per Facebook e i video, risulta più immersivo e coinvolgente.

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OnePlus ha introdotto sul 5T una soluzione di sblocco tramite riconoscimento facciale, la funzione si può impostare già alla prima accensione del telefono e lavora sorprendentemente bene per essere basata su una singola fotocamera da 16 Mpixel: in condizioni ottimali attiva il telefono in meno di mezzo secondo dalla pressione del tasto di accensione, ma anche quando l’illuminazione cala le prestazioni restano buone.

Discorso prestazioni, lo smartphone si basa su un potente processore Snapdragon 835 dotato di 6 o 8 GB di RAM e di 64 o 128 GB di veloce memoria UFS 2.1, una piattaforma che lascia poco spazio a interpretazioni. OnePlus 5T è scattante e reattivo come una molla in ogni contesto: dai render video alle modifiche fotografiche, dal multitasking spinto alla navigazione web all’interno di pagine intasate di contenuti. Non c’è modo di mettere in crisi la capacità di elaborazione del device, che peraltro non mostra mai segni di difficoltà neanche dal punto di vista delle temperature sviluppate dal processore.

L’interfaccia grafica è la Oxygen OS, basata però ancora su Android Nougat, l’aggiornamento a Oreo è previsto per l’inizio dell’anno prossimo, è presente un software perfettamente bilanciato tra semplicità d’uso e funzionalità aggiuntive: il pannellone laterale configurabile con widget e contatti frequenti, la miriade di gesture attivabili e tante altre opzioni di personalizzazione si sposano con una pulizia estrema del sistema operativo, sia dal punto di vista grafico sia da quello delle app preinstallate che sono appena un paio.

La dotazione secondaria è identica a quella che caratterizzava OnePlus 5: Bluetooth 5.0, antenna NFC, LTE cat. 12/13 e doppio slot SIM, anche la batteria resta da 3300 mAh, nonostante un display più ampio da alimentare non ha dato problemi in termini di autonomia. Nelle rare situazioni in cui OnePlus 5 ha dato segni di relativa stanchezza prima della fine della giornata sono bastati pochi minuti di collegamento alla rete elettrica per riportarlo in salute grazie alla ricarica rapida Dash Charge.

L’ultima, sostanziale novità del telefono è la presenza di una nuova doppia fotocamera, diversa da quella a bordo di OnePlus 5, su quest’ultimo modello i sensori a disposizione sono uno primario da 16 megapixel e uno secondario da 20, la prima unità resta identica a quella di OnePlus 5T con obiettivo f/1.7, mentre nella seconda la società ha sostituito l’obbiettivo telescopico con un altro ad ampia apertura e con un sensore ottimizzato per la fotografia in condizioni di bassa luminosità. Nella modalità di scatto predefinita le due fotocamere non lavorano mai insieme: quando l’illuminazione esterna scende sotto livelli estremi l’unità principale lascia il posto a quella secondaria, quando le condizioni di luce tornano gestibili la situazione torna allo stato originario.

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Le prestazioni fotografiche del dispositivo dipendono fortemente da questa impostazione, il sensore principale infatti cattura foto dai dettagli definiti e un’ampia gamma cromatica, restituendo risultati a tratti sorprendenti per la fascia di prezzo cui appartiene il gadget.

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Quello secondario interviene solo in condizioni veramente disperate, facendo del suo meglio, ma mostrando alcuni limiti: zoommare su queste foto evidenzia rumore di fondo e un pesante lavoro di ritocco automatico effettuato dal processore d’immagine, ma le stesse foto visualizzate sul display del telefono o sullo schermo del computer a ingrandimento normale restano comunque degne di nota, a volte risultano viziate da un bilanciamento cromatico impreciso, ma il risultato finale è mediamente più soddisfacente di quello presentato da OnePlus 5 e dai dispositivi della stessa fascia di prezzo.

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Mentre le due fotocamere tornano a lavorare in tandem nella modalità Ritratto, come già avveniva sul modello precedente, ed anche i risultati degli scatti sono pressoché identici. Se sia meglio la doppia fotocamera a bordo di OnePlus 5 o quella di 5T insomma dipende dall’uso che si intende fare del telefono, discorso che vale anche per lo schermo allungato, OnePlus 5T in effetti non è un prodotto migliore rispetto a OnePlus 5, ma semplicemente diverso.

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Concludendo: affermare che OnePlus 5T possa competere ad armi pari con prodotti all’avanguardia come Note 8, iPhone X e Pixel 2 forse è esagerato, ma OnePlus è riuscita ad assemblare nel suo ultimo device tutte le componenti veramente necessarie a fare un ottimo e moderno smartphone, il tutto proponendolo allo stesso prezzo di OnePlus 5.